venerdì 16 luglio 2010

«Ho scritto io il romanzo delle Pmi in affanno»

di Edoardo Nesi

........Nel frattempo il mio piccolo, coraggioso libro diventa protezionista solo perché racconto la verità, e cioè che l'intera industria manifatturiera italiana, au contraire, è stata invece lasciata in balia dell'invasione dei prodotti cinesi dalla negligenza e dall'incuria dei nostri politici, impegnati ormai da 15 anni solo ad accapigliarsi intorno alle titaniche questioni penali e personali di Berlusconi.

Tutto ciò nella pressoché generale acquiescenza degli economisti, quasi tutti impegnati a recitare di continuo alla radio, alla televisione, nei convegni e nelle orecchie dei ministri d'ogni credo politico il loro mantra ottimistico secondo il quale la globalizzazione non poteva portare che bene, a tutti; che le tasse erano bellissime; che i nostri ragazzi senza lavoro costretti a vivere nelle case dei loro genitori non erano che bamboccioni......

........Però io vivo immerso in una città che sta diventando uno dei simboli della situazione disastrosa in cui si trova gran parte della piccola e media e grande industria italiana, schiacciata nella morsa tra mercati sempre più recalcitranti a comprare i nostri prodotti e un sistema bancario che sembra divertirsi a inventarsi sempre nuove regole per restringere il credito alle imprese, e mi chiedo quanto potrà durare, questo stato di cose. Quante aziende dovranno chiudere, quante persone dovranno perdere i loro posti di lavoro, quanti giovani dovranno sentirsi inadeguati prima che qualcuno chieda scusa e ammetta che l'intera politica industriale italiana degli ultimi 15 anni è stata ciecamente condotta nei paraggi del baratro dall'osservanza cieca ai principi astratti dei liberisti, importati d'oltreoceano e imparati a pappagallo, ammantati d'un sudario di cinismo che si stende su una serie di argomenti vuoti, vieti e spietati, il più comico dei quali mi fa prudere le mani ogni volta che lo sento, e recita che il gioco della globalizzazione è a somma positiva - come se la globalizzazione potesse essere definita un gioco............................
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